Pensammo, allora, in quel marzo del 1986, che dopo il capitale viene la classe, lo stile, l’eleganza, la sensibilità estetica e umana. Il capitale era stato Capital (marzo 1980, in pieno slancio reaganiano): un’avventura straordinaria fino a diventare il mensile più redditizio della storia editoriale italiana, desiderato e richiesto, approfittando dell’amministrazione controllata dove era caduta Rizzoli-Corriere della Sera, da Edilio Rusconi e da Gruner-Jhar, da Hachette e dal grande, imbattibile, Si Newhouse jr di Condé Nast. Il re di Vogue mi fissò l’appuntamento alle 7 del mattino, nel suo ufficio allora in Madison avenue, con un tavolo lunghissimo, quasi fratino, due telefoni all’estremità e molti specchi intorno. Voleva conoscere la storia del successo di Capital. Mi chiese secco quanto era il costo di ciascuna pagina per foto e testi. «Troppo poco», mi rispose. «Se compreremo Capital dovrà spendere molto di più». Ma Capital, come tutte le altre testate del maggior gruppo editoriale italiano, non fu mai messa in vendita veramente perché l’azienda aveva la forza, sotto la guida illuminata del commissario giudizio Luigi Guatri, per uscire dall’amministrazione controllata con il successivo arrivo della così detta cordata nobile capitanata da Fiat, Mediobanca e la Mittel di Giovanni Bazoli. In un contesto dove i giornali, compreso la storica testata Il Mondo che dirigevo, venivano concepiti come strumento e non come fine per i lettori, resistetti fino al febbraio 1986, con il programma di andare a dirigere il nuovo quotidiano economico Italia Oggi, ora della nostra Classeditori al pari di Capital. Ma a cambiarmi il programma furono due amici: Francesco Micheli, allora ai vertici della casa d’aste Finarte, e Diego Della Valle, che aveva appena inventato Tod’s. Tutti e due: non devi mollare il mercato di Capital, facendo il concorrente. E Micheli: il successo consentirà a te e ai tuoi colleghi (una decina di giornalisti de Il Mondo e Capital pronti a uscire anch’essi) di fare poi anche il quotidiano economico finanziario. Classeditori e Class sono nati così, ma decisivo è stato anche l’appoggio della Università Bocconi, che per scelta del suo rettore e amministratore delegato, il professor Guatri, investì e divenne il secondo azionista dopo i giornalisti, ravvisando una sintonia fra l’indipendenza didattica raggiunta nell’ateneo grazie all’indipendenza economica e la libertà dell’informazione, grazie all’indipendenza della proprietà rispetto al capitale industriale e finanziario che dominava e domina l’editoria italiana. Così dopo il capitale sono arrivati la classe e il rapporto inevitabile e appassionante, fin da subito, con il fashion, il design e il lusso. Oltre 25 anni, che si sommano a quelli precedenti, dedicati a seguire la straordinaria evoluzione dei tre mondi, non solo con Class ma anche con l’unico quotidiano del settore in Europa, MFFashion, con Gentleman, con Ladies, con Capital ancora dal 2005, con i magazine MFF-Magazine for fashion e MFL-Magazine for living, con il sito Mffashion in quattro lingue, con i canali televisivi a cominciare da ClassLife e ClassTvModa. Una passione giornalistica che ci ha permesso di essere leader in Italia, ma non solo con le edizioni in nove lingue di Gentleman e Ladies, con i numeri speciali per l’Asia di Class e di Capital, con le produzioni di ClassLife on air anche sui canali televisivi internazionali collegati. Dopo tanta attenzione e tanta passione, la visione di Class e Classeditori su fashion, design e lusso è chiara e semplice. «La ricerca del lusso, cioè del bello, dell’elegante, del raro, è nata con l’uomo che all’età delle caverne faceva chilometri e chilometri per trovare pietre o conchiglie bellissime», ha scandito fin dal primo incontro l’archietto Italo Rota, curatore della mostra C 25 Options of luxury, che celebra l’anniversario ma fornisce e fornirà a livello globale la chiave per capire e godere del lusso, insieme con l’applicazione per tablet e al sito, al programma televisivo in 25 puntate e a questo stesso libro che avete in mano, che portano tutti lo stesso nome. Ma le magnifiche conchiglie e le pietre colorate sono diventate via via gioielli, vesti raffinate dei greci, dei romani, prima ancora degli etruschi e dei faraoni. Via via in un crescendo di eleganza e di raffinatezza a seconda del progresso culturale dell’uomo, con i suoi alti e bassi, fino alla civiltà, quella attuale, della logomania, la passione per i brand e ancora più avanti, in un salto culturale pieno di saggezza e di riflessione, la riscoperta del tempo e dello spazio come lusso vero, e della natura, di un lusso tutto verde di cui i grandi brand hanno saputo subito cogliere l’importanza. Fino al lusso dei sogni con l’isola che non c’è ma che si può immaginare, come l’architetto Rota l’ha immaginata e realizzata per tutte le persone colte e raffinate che amano il lusso, ma vivendolo sempre con una giusta ironia. L’ironia che nasce dalla classe.